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lunedì 4 gennaio 2010

Affrontare il drug-test al lavoro

Ho provato ad eseguire una ricerca in rete su come eludere un drug-test ed ho trovato un modo parallelo, enorme e variegato che va dall'assunzione di sedicenti sostanze detossificanti alla vendita di urina sintetica; dalla vendita di sacche da applicare sulla pelle dentro le mutande (dotate anche di simil-pene finto) a trucchi quali bere acqua e assumere vitamina b per colorare l'urina, fare sport, ecc.
Le vendite online riguardano soprattutto siti anglosassoni, paesi in cui i tests sui luoghi di lavoro sono liberi e discrezionali per il datore di lavoro a differenza dell'Italia, paese in cui sono molto limitati e garantisti. I siti nazionali sono invece soprattutto blog o forum di consigli di esperti "prestigiatori".
Nello spirito di questo blog cerchiamo di fare chiarezza nell'interesse di tutti.
I test sono obbligatori per alcune categorie di lavoratori ( http://medicocompetente.blogspot.com/2009/06/lesame-antidroga-agli-occhi-del.html).
I medici del lavoro sono stati i primi ad opporsi, non tanto al test, quanto all'impostazione che ha trasformato il medico stesso in poliziotto ma, essendo una legge nazionale, sebbene con alcune variazioni regionali ( http://medicocompetente.blogspot.com/2009/02/litalia-e-le-procedure-dei-test.html ), cerchiamo di effettuarlo nel rispetto della norma e del lavoratore.
Sfatiamo alcune indicazioni false evidenziate nei suddetti siti.
Diluire l'urina bevendo molta acqua, sudando e facendo attività sportiva prima del test è un concetto corretto: se diluisco la matrice, la sostanza stupefacente viene anch'essa diluita a concentrazioni al di sotto del cut-off (valore limite) e quindi il test risulta negativo. Tuttavia se il medico che effettua il test osserva la normativa e linee guida, egli deve, prima di eseguire il test, effettuare un controllo dell'urina, controllando la creatinina e il peso specifico. Se l'urina pertanto risulta diluita a causa dell'eccessiva quantità di liquidi prodotti, non è possibile effettuare il test e si farà attendere il lavoratore e si ripeterà la prova dopo qualche ora ma nella stessa giornata. Assumere complessi vitaminici del gruppo B é vero che colorano l'urina: a parte che essa assume un colore un po' artificiale (quasi giallo fosforescente) ma anche ammesso che esso sfugga al medico, quando egli esegua il dosaggio della creatinina e del peso specifico si accorge che il campione è inadeguato.
Badate bene la diluizione urinaria è un fenomeno che può accadere anche in assenza di sofisticazione da parte del lavoratore: in estate ad esempio l'urina è molto concentrata (e quindi molto gialla a causa della sudorazione abbondante ed in inverno è molto diluita e di colore giallo pallido.
Passiamo ai sofisticatori più agguerriti: l'assunzione di prodotti "cleaners" venduti in internet è assai pericolosa. Si tratta di sostanze non controllate e potenzialmente tossiche in particolare per il fegato ed i reni e come tali devono essere bandite. Non so se raggiungono l'obiettivo di "nascondere le droghe", essendo sostanze illegali non ci sono studi a proposito. Evitatele e basta!
Esistono poi mezzi quali nascondere l'urina di un amico nel bagno e sostituirla, sacche con l'urina di un altro nelle mutande, ecc.
Il medico che effettua il test deve verificare che il campione prodotto appartenga al lavoratore e non venga sostituito: ciò significa che deve assistere alla raccolta. La legge precisa "nel rispetto della privacy del lavoratore". Ciò può essere di difficile realizzazione soprattutto se si tratta di figure di sesso opposto. Come tutelare la privacy del lavoratore e nel contempo avere la certezza di appartenenza del campione urinario? Personalmente invito la persona a spogliarsi e rimanere in mutande, faccio indossare un camice monouso di tipo chirurgico e lo accompagno in bagno. Dopo aver ispezionato il bagno, lascio che il lavoratore raccolga l'urina con la porta aperta. Credo sia il giusto compromesso in modo di non dover assistere, se non indirettamente, alla raccolta urinaria.
Avendo descritto i "doveri" del lavoratore, vediamo quali sono i suoi diritti in materia, nella speranza di convincere di non scervellarsi per "sofisticare" l'urina quanto di verificare che vengano rispettati i propri diritti.
Il datore di lavoro deve informare il giorno e l'ora del test con un preavviso non superiore di un giorno. Pertanto se non lo fa e alla mattina viene effettuato il test a sorpresa egli può chiedere e pretendere di essere riconvocato con il dovuto preavviso di un giorno.
Non è consentito utilizzare metodiche comportanti l'utilizzo delle cosiddette "strisce e card reattive" a lettura esclusivamente visiva ma si deve avere uno strumento che stampi il risultato dell'esame. L'utilizzo delle "striscette" e la lettura visiva, riportando l'esito a mano in cartella rendono il test invalido. Anche il fotografare o il fotocopiare le "strisce o le card" non é consentito.
Per quanto riguarda i tempi di permanenza delle droghe nel nostro organismo, leggi un mio precedente post: http://medicocompetente.blogspot.com/2009/04/reazioni-crociate-ai-test-di-screening.html .
Per quanto riguarda la privacy potete chiedere al sanitario di rispettare la vostra privacy e evitare che stia a guardare direttamente la minzione (magari si può utilizzare la procedura sopra illustrata).
La positività al test di screening che viene effettuato in azienda deve essere sempre confermato in laboratorio abilitato. Controllate che il laboratorio che effettua l'analisi cromatografica sia abilitato a farlo (non tutti lo sono!). In lombardia funziona così: http://medicocompetente.blogspot.com/2009/12/drug-test-facciamo-chiarezza-sui.html .
Il campione portato il laboratorio deve essere suddiviso in due aliquote. Viene redatto un verbale di prelievo in cui il medico riporta l'uso di eventuali farmaci e la eventuale dichiarazione del lavoratore. Il lavoratore controlla e firma il verbale e ne riceve copia ( http://medicocompetente.blogspot.com/2009/02/verbale-prelievo-campioni-urinari-esami.html ). I contenitori devono essere sigillati e recare la firma del medico e del lavoratore.
Il tempo che intercorre tra il test positivo effettuato in azienda o nello studio del medico e la conferma cromatografica accoppiata a spettrometria di massa deve essere inferiore a cinque giorni lavorativi e il lavoratore non può essere sospeso dalla mansione fino alla conferma (la lombardia ammette in questo la discrezionalità del medico). Personalmente evito persino di comunicare al datore di lavoro che porto via il campione per l'analisi di laboratorio e invito il lavoratore a comportarsi nello stesso modo evitando comunicazione anche agli stessi colleghi.
L'invio al Ser.T. dopo la conferma di laboratorio. L'invio al Ser.T. non è un dramma nè una denuncia. Il Ser.T. effettua ulteriori accertamenti e rilascia una certificazione al medico competente: tutto qui! Non si viene schedati nè viene effettuata alcuna comunicazione alla questura o alla prefettura per la patente nè da parte del Ser.T. nè da parte del medico competente che non è autorizzato a farlo. In base alla certificazione rilasciata dal Ser.T. il medico competente provvede ad eventuale sospensione della mansione a rischio. Il posto di lavoro viene conservato sebbene esistano problemi oggettivi per i contratti a termine che potrebbere, per questo motivo, non essere rinnovati. Anche nella sospensione della mansione deve essere garantita la privacy del lavoratore. Il medico competente ed il datore di lavoro devono concordare preventivamente la metodica di comunicazione e deve essere gestita tra le strette persone interessate. Potrà anche apparire lapalissinano che un cambio di mansione repentino dopo l'esecuzione dei tests sia dovuto al riscontro di positività ma le direzioni del personale hanno il dovere di comunicare il cambio di mansione sulla base di motivazioni di idoneità sostenute dal giudizio di idoneità che esse ricevono ove non compaiono ovviamente le motivazioni e non devono aggiungere nessuna informazione atta a identificarne la causa. Mi rendo conto che è difficile ma se c'é rispetto e fiducia reciproca....si può fare: il medico, il datore di lavoro e il lavoratore devono tuttavia assumersi la responsabilità dei propri atti, soprattutto su questi argomenti così delicati.

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